La Lezione del Sè ~ Lindagine.it

 



Tra mari e tempesta, tempismi e grandi gesta,

in cerca un’Esca salpò per le acque dell’Est. 

Lì la pesca creò ricchezza, i villaggi sempre in festa.

A gran richiesta ebbe in dono il molo e divenne Re.


Lì sfamò ogni protesta, concretò ogni scelta.

Sai che l’esperienza non è solo sperar nell’Es?

Quanta stanchezza, eppure che bellezza:

A tagliare tutti i rovi, poi ritrovi il tempo per te.


Ora l’esca è sul molo, rondini in volo: che pensi?

Mille vascelli approdano al porto: tu scegli.

Il mercato eccede di merce, ma non cede mai alla mercè.

Imparare a selezionare: è questa la lezione del Sé.

©️Testo coperto da Copyright  ©️Author: Linda Cianci (Lindagine)




CHIAVE DI LETTURA:

1. Per (non) finire.

È possibile, etimologicamente ed “ontologicamente”, parlare di una “Lezione del Sé”? Può una simile prospettiva far emergere delle spie di lavoro, delle coordinate non indifferenti, capaci di orientare concretamente la formulazione di “buone domande da porsi” nei diversi ambiti disciplinari?

Siamo esseri finiti in un mondo infinito per riprendere una tra le primissime Lindagini pubblicate “Il Ticchettio dell’Anima”. E se questa discrepanza fosse ciò che ci permette in realtà di progredire (o regredire se non compreso) ? [...]

2. Il cuore del testo; il resto è libera interpretazione.

Bisogna porsi le giuste domande: era questo il nucleo de Lindagine di Agosto-Settembre. Bisogna saper selezionare e mantenere la strada che si è decisi di percorrere: questo è il messaggio de Lindagine di ottobre. Le eccezioni ci sono sempre di certo, ma sono pur sempre eccezioni .

Quando davanti si ha un ventaglio di percorsi, la tentazione è di percorrerli tutti, ma no: si rischia così di ritrovarsi tra i "rovi" e non arrivare davvero da nessuna parte. Prendere una direzione e mantenerla permette invece di andare in profondità: attività, lavori, vita. Anche se in fondo: saremmo davvero noi senza le deviazioni?

Il verso più emblematico è non a caso: "Sai che l’esperienza non è solo sperar nell’Es?", che banalmente vuol dire: "non puoi lasciare che il tuo Io sia sempre alla mercè dell'intuizione e dell'istinto". Non significa ciò ostinarsi ciecamente, significa saper tenere la rotta "dei vascelli". E' vero, noi siam movimento, in fondo: fugaci, tutto e niente allo stesso tempo, ma nonostante tutto possiamo solo catturare un istante alla volta: dalle nostra "gesta", al "linguaggio", ecc. E forse non è un male.

Ed è proprio qui che emerge ed acquista forza il verso: «Imparare a selezionare, è la lezione del Sé».  L'approdo non è tanto l'abbondanza, ma la selezione - o meglio - la giusta misura tra le cose. La nostra maturità sta nel riconoscere le infinite strade, ma comprendere che potremo percorrerle solo un orizzonte alla volta, consapevoli - salvo eccezioni - che, anche se paradossalmente un orizzonte è infinito e irraggiungibile, lo sforzo di sostenere il nostro passo nel tempo ci condurrà ad uno ulteriore fino a svelare e limare, seppur mai finitamente e senza guida, sempre di più, con quella cosiddetta "solitaria fatica" che fa ammirar di più la "bellezza",  il proprio Sé. [...]




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