La sfida del "Comunitarsi": oltre le solitudini sovrane ~ Lindagine.it
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Fare comunità – o meglio – essere comunità; in un unico
termine: “comunitarsi”: sembra questa la sfida del nostro secolo.
Paradossalmente, infatti, sebbene sempre interconnessi, l’essere umano non
sembra mai essere stato così isolato e così solo. Siamo protagonisti di
un tempo segnato da una profonda crisi dell’individuo e dell’individualismo e,
per far luce su queste crepe, dobbiamo intenderci prima sulle parole che usiamo per
definirci.
“Comunitarsi” è un verbo riflessivo, dinamico: indica non
uno stato, ma un processo in fieri. Suggerisce che la società in cui
viviamo non è un dato naturale, ma nasce da uno sforzo continuo di conversione
e condivisione personale e collettiva.
Tutto ciò non si comprenderebbe senza due premesse
concettual-metodologiche: la differenza tra individuo-individualismo e tra
individuo-persona.
L’individuo è una realtà antropologica: ciascuno di noi è un
essere unico, irripetibile, portatore di dignità; quando si parla di crisi
dell’individuo, ci si riferisce principalmente al tema della fragilità dell’io,
dovuta alle attuali caratteristiche della c.d. “società liquida” ¹.
L’individualismo, invece, è un’impostazione culturale, una grammatica sociale,
che assolutizza l’individuo, concependolo come autosufficiente, isolato,
sciolto da legami costitutivi. Quando entra in crisi tale assetto, la società è
solo formalmente libera e diventa incapace di azione collettiva, riducendo il
bene comune a interesse privato, trasformando in non costitutivi, dunque
opzionali, i legami sociali.
Questa prima differenza si coglie lucidamente nella corrente
del personalismo, con i suoi maggiori esponenti J. Maritain² ed
E. Mounier³. Essa fu una brillante risposta ad una diversa tipologia di
crisi dell’individualismo: da un lato, i totalitarismi che avevano ridotto
l’essere umano a individuo-funzione; dall’altro, l’individualismo liberale che
isolava i legami sociali. In ambedue i casi, era annichilita la dimensione
relazionale. Su questa scia, si ricordi anche il pensiero di C. Taylor⁴, nonché
una contemporanea sensibilità poetica⁵.
Circa la seconda premessa, notiamo alcune sfumature di
significato. Nella differenza tra individuo e persona, il termine individuo
pone l’enfasi su un’idea di essere umano considerato come un’unità separata,
come un mezzo sostituibile e rimpiazzabile, potenzialmente isolabile. La persona,
invece, apre l’orizzonte, vive e si nutre della relazione con l’alterità e
dunque designa l’essere umano nella sua interezza: non come mezzo, ma fine; come
essere libero e responsabile, perché originariamente “aperto” agli altri e
capace di relazione e comunione.
La distinzione non nasce per negare la dignità
dell’individuo, ma per mostrarne il limite: quando l’essere umano viene pensato
solo come “unità separata”, “isolabile”, la società fatica a riconoscere che la
comunità e la libertà non si sostengono senza legami e ciò determina anche
l’attuale paradosso di cui siamo testimoni: iper-digitalizzazione e
frammentazione sociale.
Ecco che alla luce di queste due premesse esposte,
comprendiamo forse come la crisi che attraversiamo nasce proprio dallo scarto
tra questi due livelli: individui sempre più tutelati sul piano formale
– ossia con mezzi che tendono sempre più ad isolare - ma persone sempre
più carenti sul piano sostanziale – cioè assenti di strumenti concreti che
nutrano il piano della “comunità”, “relazione” e “solidarietà”.
La crisi che attraversiamo sussurra che non è tanto e solo
l’individuo ad essere in crisi, ma il modo in cui l’individualismo ha preteso
di fondare la vita sociale sull’eccessiva autosufficienza dell’io, dimenticando
la persona. In questo passaggio, ciò che si doveva tutelare si è solo
esposto ad un eccessivo isolamento con la tragica conseguenza di privare
l’individuo di legami stabili, di mediazioni comunitarie, di autenticità⁶ e di orizzonti
condivisi, caricandolo di una responsabilità che non è in grado di sostenere da
solo.
La crisi dell’individuo è così l’esito sociale della crisi
dell’individualismo: quando l’io è pensato come sovrano, ma senza il piano
delle relazioni e senza la natura di persona, la libertà ed il senso di
responsabilità si indeboliscono invece di rafforzarsi, le “comunità” si
disgregano, rendendo necessaria e doverosa la loro riformazione.
Ecco che, come nel XX secolo il personalismo, forse è
proprio nella sfida lanciata oggi con il neologismo “comunitarsi” che possiamo
contrastare con successo gli inediti venti di crisi: costruendo nuove case
di pace⁷ e gettando nuove fondamenta per laboratori che edifichino nuovo
linguaggio, nuove “persone” con nuovi orizzonti di senso, volti a creare
comunione, relazione e confronto autentico. Ecco che il “comunitarsi” si pone
allora come una valida alternativa sia alla dissoluzione dell’individuo, sia al
mito dell’individualismo: non nega la singolarità, ma la custodisce; non
annulla la pluralità, ma la rende feconda nel dialogo e nel rispetto reciproco
dell’altro, perché riconosce che nessuno si salva da solo e che solo
reimparando a “diventare comunità” l’individuo può tornare a essere
davvero persona⁸. Ed ecco che in un tempo critico come quello contemporaneo,
provare a coltivare questa prospettiva non è solo un mero esercizio teorico, ma
un’esigenza pratica, più urgente che mai.
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¹ Bauman, Z. Modernità Liquida (2000);
² «L’essere umano non è fatto per vivere chiuso in se
stesso, ma per una vita di relazione e di comunicazione» cfr. J. Maritain,
La persona e il bene comune, Morcelliana; Umanesimo Integrale (1936)
³ «ci si realizza solo uscendo da sé […] si possiede solo
ciò che si dona» cfr. Mounier, Emmanuel. Le personnalisme. Paris: Alcan,
1949.
⁴ C. Taylor, Le fonti del sé. La costruzione dell’identità
moderna, Bologna, Il Mulino.
⁵ All’Unisono. Lindagine.it (2025). “nel movimento
flessibile gli uni verso gli altri che ritroviamo l’equilibrio”. Il
movimento è inteso come concetto antitetico all’isolamento.
⁶ C. Taylor, The Ethics of Authenticity,
Cambridge (MA), Harvard University Press, 2018.
⁷ Papa Leone XIV, Discorso ai Vescovi della CEI, 17 giugno
2025. In: Testi del Magistero, 2025.
⁸ Si rinvia al concetto di persona in Hobbes,
Leviatano, cap. XVI, p. 168, edizione BUR Rizzoli.


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