A Senso Unico ~ Lindagine.it




POESIA 1:

Sulla via del controsenso, sviando il consenso,

un senso unico cercava il suo fondamento.

Camminava al centro, ma non trovava un senso,

così si arrese, si sdraiò sul cemento e si domandò:


Se nulla è certo, perché mi ostino? 

Nel firmamento la sola firma è della ragione?

In essa trovo misura e sprone, son padrone del mio destino,

dirimo ogni dire che svia la mia direzione, eppure il timone ancora non trova svolta al bivio.


Si alzò e proseguì a rilento, ma ormai stanco a notte fonda risostò e si domandò:


Ora tutto è certo, io vinco perché mi sfido?

Al destino resto desto  e della fede mi fido.

Sai che ogni Io esige un suo Dio?

Ma la risposta è una posta letta dall’oblio di un destinatario senza nome.


Così riprese il cammino, ormai è mattino.

Azione dopo azione giunse l’illuminazione e arrivò a mediazione.

Tracciò così un tracciato discontinuo nel viavai dell'uinica convinzione.


In fondo sai che ogni luna ha il suo sole; 

sai che ogni dimensione esige più di una menzione. 


©️Testo e chiave di lettura coperti da Copyright  ©️Author: Linda Cianci (Lindagine)

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CHIAVE DI LETTURA

Lindagine del mese di dicembre chiude concettualmente e simbolicamente le fila di un anno ricco di pensieri e riflessioni più o meno rapsodiche.

In questo passo, si nega l’isolamento di tutte quante le idee esposte in precedenza per migrare verso una direzione non “a senso unico”, ma di equilibrio, dialogo e flessibilità non solo concettuale. Qui, si provano ad unire due dimensioni apparentemente antitetiche ma profondamente connesse: la ragione e la credenza. Non si forniranno risposte, si traccia solo un piccolo cammino, perché è “azione dopo azione che giunge l’illuminazione” e ci si educa ad una visione a più punti di vista e non unilaterale.

Prese isolatamente, infatti, nessuna delle due strade si crede possano fondare eternamente una società. Ciò perché non tutti sono credenti, ma non tutti hanno fede in una ferma logica e ragione. Seguire il “senso unico” legittimerà solo una società fragile e facilmente manipolabile, dicotomica e più o meno duratura, fino a quando la storia non invertirà, spesso tragicamente, nuovamente i poli dell’’umano in un ciclo paradossalmente eterno.  

Pertanto - e forse - il fondamento della società non va rinvenuto né in un estremo spiritualismo, né in un’estrema logica, ma nello scarto tra questi. Non esiste il bianco o nero, esiste la  complessità, perché l’umano è ontologicamente “sfumato” e poliedrico. Anche la ragione, come un Dio, può diventare dogma, banalmente perché ad esso si sostituisce, ancorché sfrutti altri mezzi e viceversa. [...] Eppure, se andiamo ancora più a fondo, nell’eterno movimento c’è un punto fermo: è  l’essere umano. L'essere umano che cerca ostinatamente una risposta e tenta di aggrapparsi ad un quid qualsiasi per legittimare i suoi come, i suoi perché, il suo sé ed esistenza.

Non bisogna essere ingenui, è vero: nei secoli cambiano i contenuti, dunque le nostre risposte ai bisogni e i nostri modi di agire e pensare. Ma siamo davvero sicuri che cambino davvero le nostre passioni e desideri o forse a cambiare è solo l’effetto, ossia il modo in cui le impariamo a riconoscere e manifestare e da lì, forse erroneamente, pensiamo sia cambiata la nostra origine? […] Sarebbe troppo complesso qui aggiungere altro [...]. Ma ciò che si preme sottolineare è che forse confondere la premessa con il risultato, affidando radicalmente al mezzo il perché, può essere molto pericoloso. […] Se è poi vero che la verità sta nel mezzo, è anche innegabile che essa si disveli quando si porta all’estremo un concetto o si analizzano le tragicità della storia. E lì, la risposta di noi umani, non è stata sempre molto simile?  Non si parte sempre e comunque da un dogma? Anche i più razionali, se intellettualmente onesti, converranno su ciò.[…]

Non si hanno tuttavia risposte, solo domande e forse è proprio questa la ricchezza della nostra natura umana. Imparare nel nulla il tutto, imparare a coltivare, come uno sforzo di Sisifo, la speranza anche laddove sembra ormai tutto sul punto del non ritorno. […] E tra movimento, isolamento, flessibilità, relazione e comunicazione ci avviamo, più lucidamente e consapevolmente, verso il nuovo anno.

Al 2026.

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P.s. si segnala una vecchia Lindagine, sorprendentemente del 14 dicembre 2021: “A passo d’uomo” che, sebbene trattando altri aspetti, si intreccia con quanto esposto.

Si segnala inoltre un ulteriore approfondimento sul significato del titolo, riportato nella locandina qui di seguito. Si avrà modo di indagare meglio con l'anno nuovo:





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